sabato 2 aprile 2011

YOGA E GRAVIDANZA

Palermo Yoga sta organizzando un percorso specifico per la gravidanza a partire dalla 14 esima settimana fino al momento del parto, in Via Umberto Giordano, 152, a Palermo. Si svolgerà un'incontro a settimana della durata di due ore in cui è prevista la figura di una psicologa per le informazioni sul decorso della gravidanza e uno spazio di ascolto e di condivisione, è prevista, inoltre,la presenza di un insegnante yoga per la pratica di tecniche di rilassamento e di respirazione. INFO 338-2565648 oppure palermoyoga@tiscali.it

domenica 30 gennaio 2011

LA TRISTEZZA di Eric Baret

E' una delle emozioni profonde e bisogna mantenerla senza oggetto. La tristezza o malinconia è uno dei sentimenti essenziali. Una sorta di presentimento della tranquillità. Profondamente, è sentire che ciò che si cerca non è raggiungibile nelle situazioni oggettive. Sento che, qualunque cosa io faccia, la motivazione che mi dirige, che è unica e che è quella di essere tranquillo, non troverà il suo compimento.
Quando arriva una forma di maturità, questa tristezza è costantemente presente, perché, qualunque cosa faccia, so che non troverò quel che pretendo di trovare. La tristezza in questo senso è una forma di maturità......
Quando vedo chiaramente che nessuna situazione fenomenale potrà mai soddisfarmi, quando vivo con questa constatazione, questa tristezza diventa un languore, un presentimento. Non è più la tristezza di qualcosa che manca ma è come un profumo al quale il naso poco alla volta si abitua. All'inizio il profumo è nello spazio, non si sente da dove viene, poi poco a poco si scopre la sua origine.
Quando si ha la maturità di conservare la tristezza, si produce una certa risalita alla sorgente. Ma le persone che costantemente negano la tristezza, che si innamorano, che si estasiano di questo o di quello non possono mai risalire alla sorgente. Hanno questo languore sul momento, poi negano la sua autenticità pensando di nuovo che una relazione, una situazione o qualcosa le appagherà...Arriva un momento in cui non si nega più questa tristezza.
Non c'è nulla che possa farci andare avanti. Qualsiai cosa accada, è la stessa cosa. Non c'è più dinamismo intenzionale.
C'è un dinamismo organico, perché è la natura della vita, è l'azione, ma non c'è nulla che ci faccia muovere verso qualcosa. In quel momento, questa tristezza diventa una vera tristezza. E si rivela essere un cammino, come un fumo che si segue, che ci porta verso ciò che è presentito... Diventa una nostalgia. La nostalgia viene direttamente da ciò di cui si è nostalgici. Ma il minimo tradimento di questa nostalgia pensare che questo o quello mi soddisferà, mi riporta alla confusione.
Secondo l'approccio indiano, la tristezza è il sentimento ultimo......
L'emozione di base è la tristezza....
Questa tristezza brucia tutte le situazioni oggettive. Più nessuna aspettativa è possibile...In quel momento, questa tristezza si trasforma in maniera alchemica in presentimento non oggettivo. Non c'è direzione per questo presentimento. E' un presentimento che diventa un modo di vivere, che non lascia alcun posto per il dinamismo di andare da qualche parte, di raggiungere, di esplorare. questa è la vera tristezza.
Ma finché si è tristi per qualcosa, triste perché qualcosa non c'è o perché qualcosa ci è accaduto, si nega questa vera tristezza. Allora si resta incollati alla tristezza, che diventa un veleno per il corpo, per la mente, per il pensiero.
E' nella convinzione che non c'è niente per me nelle situazioni oggettive che questa tristezza si tramuta in presentimento......
La tristezza è la maturazione che sta ritornando verso me stesso. E' un non-viaggio. Finché spero, finché aspetto, finché vado da qualche parte, mi perdo un pò di più. Comprendere il meccanismo.
Essere aperti alla tristezza è la fedeltà alla realtà dell'istante. Sbarazzata da tutte le pastoie intenzionali, questa tristezza fonde nel nostro ascolto. Fedeltà senza oggetto all'essenziale.

domenica 26 dicembre 2010

TANTI AUGURI!!

Palermo Yoga Vi augura un Natale e un Nuovo Anno all'insegna della "Sensorialità",
non vi auguro di cambiare e stravolgere la vostra vita ma di cambiare il modo di sentire, non importa che voi siate pittori, musicisti, insegnanti, medici, impiegati, genitori, figli...
in qualsiasi funzione è possibile celebrare la sacralità della vita che consente di poter sperimentare una sorta di gioia disinteressata e senza motivo.
Vi auguro di poter presentire tali spazi di coscienza.

"Dal momento in cui pensate di sapere qualcosa, vivete nell'illusione. Non c'è nulla da pensare: c'è da sentire, da amare. Il pensiero è una riduzione. Non fa che riportare lo sconosciuto al livello di una restrizione ideologica. Quando sentite non sapete nulla, siete senza dinamismo, vivete il presente.
Il pensiero non esiste che in funzione del passato e del futuro. Si potrebbe dire che l'approccio sensoriale vi aiuta a riscoprire questa sensazione globale della vita, questa sensazione globale di accoglimento. Continuate la vostra vita senza cambiare nulla ma tutto è cambiato". [Eric Baret]

mercoledì 8 dicembre 2010

Il Silenzio di Eric Baret

Non si può dire che cos'è il silenzio.Ma si può dire che il silenzio è ciò che vogliamo profondamente, ciò di cui abbiamo nostalgia.
Il nostro tentativo di ottenere questo o quello, non è, di fatto, che una nostalgia di questo silenzio.
Tutti i desideri sono una nostalgia dell'assenza di desiderio.
Su di un piano relativo, il silenzio mentale non è che un riflesso del vero silenzio. La mente può essere attiva e il vero silenzio vissuto; la mente può essere silenziosa ed il vero silenzio essere sconosciuto. Il silenzio mentale, il silenzio del mondo non è qualcosa che si debba ricercare.
Come una porta, il silenzio mentale si apre su qualcosa, ma non è la porta che si cerca.
Quello su cui si apre, non è una donna, nè un'auto rossa, e nemmeno il silenzio o la gioia: non ci sono parole!
Non proviene nè dall'inattività nè dall'attività mentale, ma è un presentimento che si riflette in una mente tranquilla. La mente tranquilla non crea il silenzio, vi si rende disponibile, e l'estasi che riceve dalla sua identità la riempie più di ogni altro oggetto.
Poiché è difficile presentire questo riflesso in una mente agitata, si può dire in certi momenti che è appropriato lasciare che il corpo e la mente diventino disponibili. Non è necessario, ma può imporsi senza che alcuna intenzione di appropriazione partecipi a questo studio della disponibilità corporea e mentale.
La poesia conduce a questo silenzio. La musica , l'architettura, il teatro portano ad esso più di ogni spiegazione, di ogni discorso o di ogni affermazione.
La sensorialità è ciò che va più profondamente nel presentimento del silenzio.....
Non c'è che apertura. Una discussione non può portare al silenzio. Può portare, come faceva Socrate,a vedere i limiti della mente.Quando la mente vede i suoi limiti, diventa funzione.
Ogni comprensione non può che essere un riferimento a ciò che già la persona conosce. Poco a poco, la mente perde la sua pretesa di capire ciò che la oltrepassa.
Ci si rende conto che non si può pensare un essere umano, non si può pensare la verità, non si può pensare la gioia,non si può pensare un filo d'erba. Non si può pensare niente, non si può che proiettare. La mente allora perde la sua pretesa e diventa uno strumento, come le gambe.
Quando avete bisogno di separare vi servite del pensiero.
Ma non utilizzate la mente per la ricerca della verità. Ecco il segno di una vera intelligenza: non utilizzare il pensiero se non quando è necessario. La ricerca della verità non ha alcun legame con la riflessione.
Il pensiero non ha che il compito di mostrarvi i suoi limiti.

domenica 10 ottobre 2010

LA PAURA di Jean Klein

Prima di tutto osservi che ciò che lei chiama "paura" non è paura. La paura è una sensazione del suo corpo e della sua mente, una sensazione che lei si vieta di sentire nel momento in cui la etichetta come "paura". Per arrivare alla sensazione, deve liberarsi del concetto, dell'idea di paura, e allora la percezione avrà modo di rivelarsi a lei.
La pura sensazione della paura è soltanto tensione. La tensione sorge nel momento in cui lei guarda ad una situazione dal punto di vista di un'immagine, di un uomo o di una donna, di una madre o di un padre, di un marito o di una moglie di qualcuno, e la tensione stimola una serie di mutamenti chimici, fisici e psichici nel corpo e nella mente.Ora questa tensione non potrà mai essere eliminata attraverso l'analisi, attraverso qualsiasi processo di tipo razionale, perché colui che intraprende un'analisi è della stessa natura di ciò che è analizzato.....
Lei deve vivere con la sua paura, persino amarla. Con questo intendo che lei non deve offrire resistenza ai movimenti della paura. Vada insieme alla sua paura come se volesse muovere insieme a un treno che è appena partito e sul quale desidera ardentemente salire. Appena muove, tutte le sue energie muovono con lui. Non c'è opposizione....
Perciò muova con la paura, non contro di essa. Scappando lontano da essa, razionalizzandola e analizzandola, lei versa soltanto benzina sul fuoco. Per quanto possono essere interessanti le sue idee, per quanto filosofiche le spiegazioni, esse non riusciranno a rimuovere la tensione attuale della paura. La faranno semplicemente rifluire verso un'altra localizzazione.
La paura riguarda la persona, e la persona è soltanto una frazione di ciò che lei è. Perciò la frazione guarda la situazione da una prospettiva parziale. E poiché una frazione non è mai armonica, ogni azione che emerge da un punto di vista parziale è inevitabilmente disarmonica.
Dunque non ci deve essere opposizione. Accogliendo la sensazione non ci sarà più posto per l'immagine di qualcuno che reagisce. Muovendo insieme alla paura lei si troverà fuori di essa, distaccata, impersonale. Possiamo dire che nel momento dell'accettazione non si versa più benzina sul fuoco ed esso naturalmente si estingue. La percezione si dissolve nel Sé, nell'apertura, e lei si desta in quest'apertura: in essa non vi è alcun timore. Jean Klein

giovedì 30 settembre 2010

PRANAYAMA [Eric Baret]

La prima esperienza, quando ci si siede o ci si allunga sul tappeto e si smette di pensare il corpo, è un sentire non concettuale. Sentire che, per sua natura, passa da un cammino di pesantezza, di densità, di calore e che arriva a un certo momento a ciò che possiamo definire vibrazione. Quella vibrazione è un vero sentire che non è né dentro né fuori. Nello yoga lasciamo ogni rappresentazione geografica d’essere situati in un corpo. Il corpo è percezione, vibrazione fatta del movimento della vita. La respirazione è una delle polarizzazioni di quel movimento… Quando un dinamismo precede l’esplorazione, come un’onda tattile che s’incarna poi psicologicamente, l’inspirazione fisiologica s’arresta e si sente un flusso di energia, che continua al di là di quell’arresto. Quell’onda ridiscende e inizia l’espirazione fisiologica; poi l’espirazione fisiologica s’arresta, ma non il prolungamento energetico e un’onda continua. L’entrare nel rito del pranayama è quella scoperta, quel movimento tattile d’energia che precede, succede e irriga la respirazione fisiologica. L’inspirazione e l’espirazione diventano allora completamente passive e quell’onda completamente attiva. Un po’ come quando facciamo un movimento del braccio nell’acqua, il braccio si ferma mentre le ondulazioni dell’acqua continuano.Più esploro ciò che prolunga quei movimenti, più mi accorgo che dopo l’ispirazione il movimento dell’energia è sentito come una chiusura, una forma di silenzio. E’ un silenzio dell’ispirazione e dell’espirazione, ma non è un silenzio dell’energia. Durante il punto di riposo, un immenso dispiegamento dell’energia si produce, poi l’energia si concretizza nell’espirazione. L’espirazione si compie, l’energia si dispiega nel vuoto e qualcosa ricrea l’inspirazione. All’inizio dell’esplorazione i riposi sono vuoti in rapporto all’inspirazione e all’espirazione. Più tardi la disponibilità a quei momenti d’arresto, dopo l’inspirazione e l’espirazione fisiologiche, nei quali l’energia si prolunga, diventa il cuore di quell’arte magica. I due momenti d’arresto sono allora il punto faro della pratica, il sole e la luna dell’atto rituale. L’astro raggiante del riposo dopo l’inspirazione sarà poco a poco assorbito, divorato dalla luna nera del riposo dopo l’espirazione.Quella magnificenza della ritenzione positiva e la sua dissoluzione nel retroterra è l’essenza del pranayama kashmiro.
[Eric Baret]

venerdì 10 settembre 2010

YOGA

"Lo yoga non è un'attività del corpo: le assomiglia, come il Tiro con l'arco tradizionale in Giappone sembra un esercizio di Tiro con l'arco. E'tutt'altra cosa. Per questo le nozioni di fisiologia, di stiramenti, di contropose sono estranee allo yoga: esse riguardano la ginnastica, il corpo immaginario.Il silenzio non si stira. L'esplorazione sensoriale ci porta a questa risonanza. Il corpo è un'emozione non localizzabile, né pensabile. Di momento in momento, l'esplorazione è senza direzione, senza dinamismo."


"Lo scopo dello yoga è farvi capire sperimentalmente che il corpo è in voi, voi non siete nel corpo. La sensazione è in voi, voi non siete nella sensazione. All'inizio è un'idea filosofica, poi diventa la vostra esperienza diretta. Essere senza richiesta, ecco lo yoga." Eric Baret